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13/03/2020 Dal Territorio
IL VIRUS PASSERA' IL RESTO RIMARRA' NELLA MEMORIA
IL VIRUS PASSERA' IL RESTO RIMARRA' NELLA MEMORIA
 
Il Coronavirus sta mettendo a soqquadro il mondo intero.
 
Cerchiamo di seguire e capire il suo percorso e, aldilà dei “contatori” che ci indicano quotidianamente i contagiati, i guariti, le zone più colpite ecc. ecc., vorrei con voi soffermarmi su quello che sta succedendo nel percorso di reazione delle aree colpite dal contagio. Mentre in Oriente, dove si è innescato, vige un controllo sociale ed una disciplina ferrea che hanno consentito a quelle zone di frenare quasi con immediatezza il propagarsi della malattia, le società occidentali ed i loro governanti, almeno inizialmente, sembravano quasi distratti dagli indicatori e dai valori economici e la loro attenzione era attratta più dalle indicazioni del PIL che dal virus che “stava arrivando”. Si continuava a lavorare e divertirsi, illudendosi che ci potesse interessare di lato, di striscio, magari con l’idea inconscia che si sarebbero formati gli anticorpi o che in tempi brevi arrivasse la cura.
 
Ad un certo punto però abbiamo capito che invece sarebbe stato indispensabile INDURRE LE SCELTE, purtroppo l’abbiamo fatto all’interno di un “caos che agita” con sospensioni di voli dalla Cina che sarebbe stato meglio arrivassero a destinazione, con conferenze stampa alle 2 di notte e il fuggi fuggi generale verso il Sud; certo sarebbe stato meglio aver predisposto per tempo i piani A - B – C e firmarli alle 9:00 di un qualunque giorno con conferenza stampa alle 9:15, ma comunque, nei fatti, sono state prese le giuste decisioni che potrebbe essere puntualizzate o maggiormente definite nei prossimi giorni. Ma ora sappiamo cosa dobbiamo fare e l’unica cosa che DOBBIAMO DILIGENTEMENTE FARE E’ SEGUIRLE.
E sono peraltro altrettanto sicuro che il blocco Italiano sarà adottato anche in Europa e negli Stati Uniti.
 
Questi eventi si sono però intersecati in una fase economica che già da qualche mese (autunno 2019) stava segnando un certo grado di affaticamento; il ciclo economico mondiale più lungo della storia, come sempre avviene, aveva bisogno di una pausa e la produzione industriale degli ultimi mesi del 2019, fiaccata dalla lunga vicenda dei dazi Usa, era lì a segnalarcelo. Ricordiamo le difficoltà soprattutto della Germania, delle case automobilistiche ecc. ecc., con le Autorità Monetarie e Politiche che si coordinavano per superare questa fase. Rientra tutto nella normalità, i 7 anni di vacche grasse ed i 7 anni di vacche magre sono lì, nella Bibbia, a ricordarci che i cicli ed i corsi e ricorsi storici fanno parte della vita dell’essere umano.
Il coronavirus è stato l’innesco.
 
Cerchiamo però ora di capire il perché di tanta violenza sui mercati finanziari, non solo azionari ma anche obbligazionari.
Da qualche anno a questa parte anche l’industria dei fondi d’investimento si è evoluta con l’introduzione della tecnologia e parecchi ordini di acquisto e vendita sono lanciati da algoritmi organizzati dal gestore.
Tra queste categorie i fondi “flessibili”, dove il gestore può variare la quota azionaria all’interno del fondo, hanno raggiunto una presenza pari al 35,1% del totale. L’ingaggio con il cliente è il seguente: se la volatilità supera una certa soglia io provvedo ad abbassarla e far rientrare in soglia il fondo. Come lo faccio? Vendendo quote di azionario evidentemente. E’ un contratto, fa parte del regolamento e DEVE essere eseguito sulla base degli algoritmi: comandano loro, gli algoritmi. Quindi al primo aumentare importante della volatilità l’algoritmo scarica azionario e ciò fa aumentare la volatilità con l’algoritmo che conseguentemente scarica ancora violentemente per tutto il giorno. E domani? Uguale, finché la volatilità rientra, ma questa rientra solo quando i magazzini di quei fondi azzerano le quote azionarie, giorno dopo giorno. E’ così che abbiamo assistito a continue giornate di vendite, indotte non dagli investitori, ma da un algoritmo “panicato”. In pratica si è ripetuto tale e quale quello che è successo nel lunedì nero di Wall Street nel 1987, con un - 23% in un giorno sempre dettato dalle vendite automatiche, che successivamente hanno fatto adottare il sistema delle sospensioni per eccesso di ribasso (senza rendercene conto abbiamo ricostruito le stesse pericolose dinamiche).
 
La “prova del 9”? La quotazione dell’oro, quale bene rifugio per eccellenza. Se ci fosse stato panico vero la sua quotazione sarebbe schizzata verso l’alto, ad oggi, mentre scrivo l’oro vale quanto valeva ad inizio anno, quando si è presentato il coronavirus ed i mercati erano ancora in crescita.
Lo sciacquone finale poi è arrivato ieri con Christine Lagarde (la sostituta di Draghi in BCE).
Gli interventi che ha annunciato, analizzati, non sono poi così male, si confermano nel solco di quanto fatto sinora da Draghi con qualche potenziamento sugli acquisti attraverso il QE.
Purtroppo le è “scivolata la frizione” su un punto delicato quando ha detto una cosa giusta declinandola però malissimo: “non siamo qui per ridurre lo spread”.
In realtà l’affermazione è corretta, l’aveva già dichiarata in più di un’occasione Mario Draghi rivolto ai Governi Europei: “non potete pensare che il problema lo risolva la politica monetaria, sottinteso la BCE, dovete intervenire voi con le riforme, dovete attivare le politiche fiscali d’investimento sulle opere pubbliche” - il famoso Braccio Fiscale di Keynes - (e, aggiungo io per l’italia, non dovete spendere quello che la BCE vi fa risparmiare sugli interessi con gli 80€ di Renzi, con i bonus di Gentiloni, con la quota 100 di Salvini e con il reddito di cittadinanza di Di Maio, tanto per non far mancare niente a nessuno dei politici che si sono avvicendati in questi anni).
Detta così (senza il mio sfogo chiaramente) forse avrebbe potuto funzionare. Invece l’ha detta “alla tedesca” anche se lei è francese (chi ha orecchie per intendere intenda), e cosa succede in questi casi? Che se vai a mani nude incontro alla speculazione lei ti infilza: lo spread è schizzato, i titoli di Stato sono crollati e con loro le quotazioni di tutte, ma proprio tutte le banche europee che, detenendo fortissime quantità di titoli di Stato nei loro portafogli, hanno visto le loro quotazioni crollare e con loro gli indici delle rispettive borse. Perché ieri l’Italia ha perso oltre il 16% contro una media del 10% delle altre borse europee? Semplicemente perché l’indice italiano è composto per la gran parte da banche e Assicurazioni che l’hanno “schiacciato” più degli altri; oggi la speculazione, vinta la battaglia, ha allentato la presa, gli spread rientrano e, come ieri l’Italia è stata la peggiore, oggi risulta la migliore (mentre scrivo Italia + 14,21%, Germania + 6,78%).
Si è chiuso il “grande rialzo”?
La crescita economica si sta semplicemente prendendo, come sempre accade, una pausa.
Ora si metteranno in moto gli interventi veri. La People Bank of Cina è già intervenuta con i tassi e nuova liquidità e, attraverso nuovi stimoli fiscali in arrivo, rientrerà nella normalità, tanto che la Borsa di Shangai ha già reagito positivamente tornando nei valori di partenza; la FED ha già abbassato i tassi ed è pronta con nuova operazione di liquidità e altra riduzione tassi; la BCE (a parte la scivolata delle dichiarazioni) è sul pezzo, ma soprattutto i Governi saranno incentivati a far decollare finalmente gli investimenti pubblici.
Gli anticorpi e le vitamine quindi sono già all’opera.
Certo, a livello economico passeremo attraverso alcuni mesi di flessione, ma il passato ci ha sempre insegnato e dimostrato che le correzioni sono sempre state grandi occasioni di acquisto se gestite con il giusto approccio: diversificazione, equilibrio, giusti prodotti, metodo, ma soprattutto seguiti da “professionisti dell’investimento”, e qui sono a confermarvi che la qualità che la nostra Banca esprime sulle sue donne e uomini dedicati con una formazione costante e d’eccellenza, con aggiornamenti puntuali e quotidiani anche in questi giorni di frenesia, è al TOP.
Mi piacerebbe in questi momenti, incontrarvi tutti magari attraverso delle riunioni informative (l’abbiamo già fatto in passato), ma la giusta normativa in vigore legata alle limitazioni degli spostamenti e dei contatti ce lo impedisce.
Ho voluto aggiornarvi con questa comunicazione rispetto a quanto sta accadendo.
Per qualcuno di voi potrebbe essere necessario rivedere i portafogli, magari per cogliere qualche opportunità.
I miei colleghi stanno già contattando i clienti, se qualcuno di voi gradisse però anticipare la sua analisi di portafoglio si metta in contatto (esclusivamente telefonico) con i nostri operatori di filiale che sono aggiornati e pronti e vi condurranno sulle giuste scelte rispetto alle vostre esigenze.
L’emergenza organizzativa nazionale ci accompagnerà ancora per qualche settimana, speriamo di scollinare il picco dell’infezione in tempi brevi. Da parte nostra, limitiamoci a seguire le regole, al momento quello che ci dicono di fare deve essere fatto e rispettato.
 
Mi farà piacere incontrarvi di persona alla prima occasione e vi saluto caramente.
 
Guido Benetti
Responsabile Finanza Retail & Private